giovedì 14 febbraio 2013

Never give up


Premessa: questo post copre un lungo periodo e argomenti diversi e verrà scritto in diversi giorni, visto che il tempo a disposizione è poco. La grammatica e la scorrevolezza, pertanto, potrebbero lasciare a desiderare, o quantomeno più del solito.

Shames Mountain
Partiamo dalle banalità: sempre a Kitimat, il popolo della neve. O almeno così dicono. Di certo quest’inverno, salvo colpi di coda a febbraio e marzo, non verrà certo ricordato per la neve e il freddo. Di fronte a una media di 140cm di neve per il mese di gennaio, quest’anno abbiamo raggiunto ben 15 (sì, quindici) cm. Una miseria. Per il resto spesso nuvoloso o pioggia. Insomma, come essere a Vancouver, dal punto di vista climatico. Almeno adesso le giornate si allungano e quando esco di casa al mattino c’è luce. Ed è una bella conquista visto che dalla mia postazione in ufficio (e non solo la mia) non c’è luce naturale e fino a metà gennaio l’unica luce del giorno che vedevo era in pausa pranzo.

Fra le cose fatte nell'ultimo mese sicuramente va ricordata la prima sciata canadese e pure la seconda. L’unico posto raggiungibile è Shames Mountain, 100km da Kitimat (il secondo più vicino è a Smithers, circa 5 ore di macchina). È un comprensorio piccolo, costituito da una seggiovia a due posti vecchio stile e un’ancora. Ma con solo 2 impianti riescono a coprire 28 piste; inoltre il fatto che c’è poca gente significa zero fila per risalire, sempre. La storia del comprensorio merita un veloce racconto: fino a 2 anni fa era di proprietà del fondatore, che ora, arrivato ad una certa età ha messo in vendita. Ovviamente nessuno era intenzionato a comperare visto il piccolo bacino d’utenza e un conseguente bilancio in perdita. Alla fine la comunità locale ha dato vita a una co-op chiamata My Mountain Co-Op e grazie all’aiuto degli sponsor vicino ai contributi privati hanno comprato il comprensorio e ora lo gestiscono garantendo alla comunità di Terrace e Kitimat (ma anche Prince Rupert) la possibilità di sciare.

Shames Mountain
Un po’ per la quasi amatorialità con cui è gestito, ma soprattutto per quello che la gente vuole, scordatevi le piste tirate come in Italia. Le piste facili sono battute, ma resta sempre una striscia piuttosto ampia a lato di neve fresca (o meglio powder). Le medie sono metà battute (sempre con la striscia di powder a fianco) e metà totalmente al naturale; le difficili non vengono mai battute, quindi tante gobbe e neve soffice. Volete sciare in mezzo agli alberi? Non c’è problema, nessuno lo vieta e anzi, risalendo in seggiovia c’è un cartello che suggerisce come evitare rischi inutili passando vicino agli alberi. Ma la cosa migliore è la gente: se c’è un cartello che dice “pista per sciatori esperti” non troverete nessun incapace che vi taglia la strada o si pianta di colpo in mezzo alla pista; non ci saranno padri irresponsabili che portano il bambino di 4 anni sulla Gran Risa. Solo voi e il rumore degli sci che affondano nella polvere.

La prima sciata è stata un po’ sfortunata, in quanto da un paio di settimane non nevicava, quindi le piste ripide non avevano abbastanza neve. Lunedì scorso (Family Day e quindi giorno di vacanza), invece, nevicava e aveva nevicato nei giorni prima per cui tutte le piste erano praticabili e il divertimento decisamente maggiore. La notte successiva ha accumulato 40cm e le previsioni mettono grandi nevicate per la settimana. È facile pensare che sabato ci possano essere 60cm minimo di neve fresca, motivo per cui è altamente probabile un immediato ritorno sulle piste.

Le mitiche ali di pollo (piccanti e in salsa BBQ)
3 febbraio: SUPERBOWL. Ebbene sì, è un rito a cui non si può rinunciare, anche se è più sentito negli Stati Uniti che in Canada. Dalle 3 del pomeriggio davanti alla tv, con una bella scorta di birra, un po’ di patatine e le immancabili ali di pollo. Uno sport che fino a qualche mese fa non mi trasmetteva niente, ma dopo averne capito le basi ho iniziato ad apprezzare notevolmente. Peccato solo che ora bisogna aspettare settembre per la nuova stagione. In compenso è finalmente iniziata la stagione di NHL (hockey ghiaccio): una religione e una ragione di vita in Canada. Programma intenso dopo il lockout che ha posticipato di 3 mesi l’inizio della stagione, ma almeno ogni giorno ci sono partite per cui dopo lavoro, se non ci sono straordinari da fare, si può ingannare il tempo buttando un occhio alla partita mentre si cena.

Ma veniamo alle cose serie: il lavoro. Dopo 2 mesi ho finalmente preso confidenza con i progetti su cui lavoriamo che sono veramente vasti e richiedono tempo per riuscire a cogliere certi dettagli; e ho preso pure confidenza con gli standard utilizzati, con il Civil 3D e con i colleghi. Aver imparato da autodidatta tutti i software che conosco a partire da Word quando avevo 6 anni, passando per Power Point, Excel, AutoCAD, SAP2000, MatLAB (ok, questa è una bufala. Non l’ho mai imparato, ho solo copiato gli esercizi, ma era un programma che fin dall'inizio ho battezzato inutile per il mio futuro e la scelta sembra corretta) è sicuramente stato, ed è tuttora, d’aiuto nell'apprendere velocemente questo nuovo software (che per molti aspetti è tale e quale ad AutoCAD con l’aggiunta di strumenti interessanti che permettono di progettare direttamente nell'area di disegno).

Il lavoro non manca e spesso capita di fare ore di straordinario: a volte si stacca un’ora e mezza per cena e si ritorna 3-4 ore dopo cena o altre volte si lavora nei weekend. Nessuno si fa problemi se uno vuole fare tante ore di straordinario anche se è un costo aggiuntivo per l’azienda. Quello che conta è la produttività e visto che c’è un sacco di lavoro e siamo a corto di personale ben venga fare ore aggiuntive. Alla fine la società è contenta perché rispetta i tempi delle consegne e il lavoratore è contento perché si ritrova un lauto ritorno economico (sottoforma di banca ore, comunque liquidabili). Inoltre, nel caso di Kitimat, non essendoci molto da fare alla sera, piuttosto che stare a guardare la tv e/o il pc, meglio fare un paio d’ore di straordinario e accumulare ore da spendere più avanti per un weekend lungo, per un viaggio o per avere un po’ di liquidità aggiuntiva in caso di acquisti importanti (per esempio una macchina).

Shames Mountain
E così a fine gennaio è arrivato il momento di parlare del mio futuro. Da parte del mio capo nessun problema a tenermi: nonostante il poco tempo a disposizione ho fatto una buona impressione (o almeno così pare) e la cosa non può che farmi piacere. Iniziato il processo per la LMO è arrivato il primo feedback negativo da parte degli avvocati di cui la società si avvale per le pratiche di assunzione di stranieri. Il problema principale è che per avere una LMO positiva si richiede che lo stipendio del lavoratore straniero sia pari alla media del settore, senza, però, alcun riferimento all'esperienza. La motivazione alla base di questa scelta è più che condivisibile: non si vuole che un datore di lavoro sfrutti la volontà del lavoratore straniero di lavorare in Canada per pagarlo meno del dovuto, con la conseguenza di affossare gli stipendi medi di tutto il Paese. Peccato che in un settore come quello dell’ingegneria, la differenza tra una posizione entry level e una senior è grande, per cui lo stipendio medio risulta di 75.000$/anno che non è assolutamente sensato per una posizione junior.

E così, ricevuto questo feedback sembrava non esserci via d’uscita così ho iniziato ad accettare l’idea di tornarmene in Italia, dopo un periodo di vacanza tra Vancouver e dintorni per “sperperare” parte dei guadagni (tipicamente sci tra Whistler, Grouse Mountain e magari Lake Louise e Sun Peaks). Accompagnato da un momento di nostalgia di casa (ormai sono quasi 6 mesi che sono via) e anche nostalgia di un minimo di vita sociale che Vancouver mi garantiva, avevo quasi un sentimento di sollievo all'idea di lasciare Kitimat, ritornarmene qualche settimana a Vancouver e poi a casa. Di conseguenza avevo smesso di pensare a vie alternative per restare (i classici magheggi) con la scusa del “io ho fatto quello che potevo, queste sono le regole e non posso farci niente”. Poi, dopo giorni di riflessione, la svolta: sono riuscito a togliere tutto dalla testa, lasciando solo i pensieri razionali e mi sono immaginato fra un paio di mesi in Italia e in Canada. Il me stesso in Italia, non aveva un lavoro preciso, ma era a casa, quella di mamma, papà e sorella (non che si stia male, ma dopo 7 mesi via, potrebbe essere traumatico) e impossibilitato ad andare a vivere per i fatti suoi a meno di non avere un lavoro lontano da casa, ma in quel caso con molta probabilità ci sarebbe stato l’aiuto della famiglia per poter sostenere i costi.
Douglas Channel (Kitimat)
E poi ho visto il me stesso in Canada: con un lavoro che mi piace e che è stimolante, in un appartamento mio (anche se in affitto), ma arredato da me, possibilmente con una mia macchina. Cose necessarie, visto che l’affitto di un appartamento da una camera passa dai 600$ per uno non arredato a 1200$ per uno arredato, per cui in breve tempo ci si ripaga l’arredo; e necessaria pure la macchina per essere libero di andare in giro e di andare a lavoro con il brutto tempo senza maledire il cielo. Ma soprattutto è l’idea della possibilità di fare questo che è piacevole e quando ci penso mi fa stare bene. L’idea che dopo 3 mesi di lavoro abbia già le risorse economiche per poter pensare di arredarmi una casa (anche se piccola e senza prendere gli arredi migliori sul mercato) senza dover chiedere aiuto a nessuno è quasi sorprendente: dico quasi perché so che non sono in Italia, dove una cosa del genere sarebbe impensabile al giorno d’oggi. E il pensiero di avere un posto mio, con il mio arredamento mi dà una carica positiva e aiuta non poco a superare la realtà dell’essere a Kitimat, di certo non un posto idilliaco per un giovane (ma lo è per chi ha famiglia, senza alcun dubbio). È il sapere che la sera dopo aver staccato dal lavoro, posso dire sono a Casa (con la C maiuscola). E questa è la grossa differenza tra l’Italia e Il Canada, o forse tra l’Italia e tanti altri posti. Un Paese che in questo momento non offre un futuro stabile a un giovane. Così è (se vi pare).

Quindi, dopo l’illuminazione (e non avevo bevuto, sul serio) ho ricominciato a pensare alle soluzioni: una è fare domanda direttamente per la residenza (strada difficilmente praticabile) e l’altra è cercare di aggirare il problema dello stipendio per la LMO. Dopo ulteriori chiaccherate con il mio capo, oltre a farmi piacere per l’interesse e gli sforzi che mettono per cercare di risolvere il problema (che probabilmente non ci sarebbero se non valesse la pena tenermi, o almeno mi piace pensarlo), siamo pronti a insistere in altri modi. Proprio ieri sera ci sono stati interessanti sviluppi, che sembrano positivi, ma meglio aspettare per cantare vittoria vista la situazione.

Per ora si continua a lavorare, in attesa di avere notizie e sapere che sarà di me da qui a 20 giorni.